Una ragazza pakistana riesce a evitare il matrimonio combinato a Islamabad e trova la sua strada grazie all’aiuto della scuola
Questa è una storia vera. I nomi e i riferimenti sono inventati per non rendere riconoscibili i protagonisti.
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Khalida era una ragazza pakistana di 17 anni nata in Italia; parlava perfettamente italiano.
Morto suo padre, Khalida viveva con la madre. Per tradizione del suo Paese il fratello del defunto, lo zio di Khalida che viveva a Islamabad, era diventato il capo famiglia. La madre dipendeva da lui e doveva comunicargli i comportamenti di Khalida.

Un giorno Khalida si legò a un compagno di scuola, immigrato da un altro Paese. Ricevuta la grave notizia, lo zio pretese che Khalida tornasse immediatamente sulla buona strada, ma Khalida sembrava irrecuperabile. Inoltre Khalida si rifiutava di trasferirsi in Pakistan dove lo zio le aveva trovato un marito.
Lo zio venne a Milano per rimproverare la madre di Khalida e fare un ultimo tentativo per fare desistere la ragazza dalla vita peccaminosa.
Vista l’inutilità di qualsiasi sforzo, lo zio e un amico caricarono Khalida in macchina e la portarono a forza a Malpensa.

Tenendola rigidamente sotto controllo, la condussero al check-in e le diedero la carta d’imbarco per Islamabad e il passaporto. Khalida era senza bagaglio e non aveva con sé nemmeno un euro, una penna o un foglio di carta. A Islamabad la aspettava il futuro marito.
Pochi minuti prima dell’imbarco Khalida, seduta da sola su una panca vicino al gate, scoppiò a piangere e si avvicinò a una poliziotta: “Io non voglio partire”. Chiamati i colleghi, i poliziotti l’ascoltarono e, mentre l’aereo era già in pista, le chiesero se c’era qualcuno di cui si fidava.
Khalida ricordava a memoria il numero di telefono di un suo professore. Un poliziotto lo chiamò col suo telefono personale e il professore si precipitò a Malpensa. Contattato il Magistrato e sbrigate le pratiche necessarie, il giorno seguente Khalida era già ospite di una struttura protetta, il cui indirizzo era sconosciuto anche a sua madre.
Per andare a scuola e tornare nella residenza protetta fu organizzato un percorso di sicurezza con la cooperazione fra scuola e servizi sociali. I compagni di classe non sapevano nulla e anche fra i docenti la vicenda era nota solo quel poco che bastava per proteggerla. Per mantenersi Khalida lavorava di sera in nero in un bar.

Dopo qualche mese, verso l’ora di fine lezioni, fu notato fuori dalla scuola un tipo sospetto; una bidella che aveva intuito qualcosa lo fotografò di nascosto. Vedendo la foto Khalida sbiancò in volto: “E’ mio zio! E’ tornato!”.
Una professoressa che veniva a scuola con una specie di furgoncino caricò Khalida sul retro e la fece uscire passando proprio vicino allo zio che, nel frattempo, veniva identificato dalla Polizia.
Dopo varie settimane Khalida compì 18 anni e, di mattina presto, aveva l’appuntamento all’Ufficio Immigrazione per ottenere la cittadinanza italiana.
A fine mattinata il Preside sentì bussare al suo ufficio. Entrò una bellissima ragazza con lunghi capelli neri che le cadevano sulle spalle.

“Buongiorno! Cosa desidera?”
“Ma come, Preside, non mi riconosce?”
“No, mi scusi io non…”
“Sono Khalida! Sono cittadina italiana!”
Erano solo cinque parole, non una di più. Cinque parole pronunciate con enorme sicurezza, orgoglio, decisione, forza, speranza…
Cinque parole che sembravano profumare di futuro…
Cinque parole che si scolpirono indimenticabili nella mente del Preside…

Mentre le pronunciava, Khalida sfoderò un meraviglioso sorriso luminoso che sembrava luccicare sulla sua pelle scura. Il Preside sentì tremare le gambe; con fatica si alzò dalla sedia per andare vicino a Khalida. “Khalida? Ma sei veramente tu? Non ti avrei mai riconosciuta… Così, senza il velo… I capelli…
Ma sai che hai dei bellissimi capelli…”
Quel giorno per Khalida fu una tappa fondamentale del suo percorso di liberazione e la scuola si rivelò essere un tassello decisivo di questo percorso.
Ora Khalida vive in una grande città europea e forse pensa ancora alla sua vecchia scuola in Italia.
Per lei la scuola è il numero di telefono di un professore, per lei la scuola è una bidella fotografa, per lei la scuola è il furgoncino di una professoressa, per lei la scuola è un Preside che trema di fronte ai suoi bellissimi capelli neri.
Anche questo è la scuola…