Non tutti i Presidi vengono per nuocere!

di Nadia Di Maria

Non so quanti Presidi e vice-Presidi ho conosciuto fin dalla metà degli anni ’80.

Erano anni di precariato, anni in cui sei come una foglia trasportata dal vento e pressoché trasparente. Anni in cui la freschezza dell’età ti fa divertire a cogliere l’assonanza tra alcuni nomi o cognomi e il modo di essere del loro proprietario.
Poi la carriera continua ma a volte il gioco rimane…

La città dell’oro

Ho iniziato a insegnare Educazione Fisica sulle rive del Po, nella città dell’oro; ricordate qual è? Le graduatorie erano ancora divise e noi donne avevamo più possibilità di esser chiamate (incredibile, ma vero…) poiché solo a noi toccavano le supplenze sulle maternità. I miei studenti erano solo ragazze e sul certificato di servizio spiccava ancora la dicitura Supplenza ed. fisica femminile.

Nel mio primo Liceo Scientifico c’erano solo due sezioni, la A e la B. La Preside era una donna avanti con gli anni: tailleur severo, chignon grigio a banana, linguaggio forbito e d’altri tempi. Era poco interessata alla mia preoccupazione per una sistemazione logistica nel paesino in cui ero appena arrivata.

A Natale regalava il panettone a tutto il Collegio. Quando a metà anno scolastico si sposò con un suo collega, anche lui avanti con gli anni, il giorno seguente era ancora dietro la sua scrivania.

Non si concesse neanche la stravaganza del viaggio di nozze
Durante gli scrutini del primo trimestre quella donna tutta d’un pezzo e perfettina decise che la mia grafia era chiara e ordinata, così ebbi l’onore e l’onere di compilare a mano le pagelle degli studenti con un’elegante stilografica che mi venne prestata allo scopo.

Una baby-insegnante?

In seguito mi trovai in un ITC, sempre in Piemonte. Il Preside confondeva sempre il mio nome e mi chiamava Maria Di Nadia… Quando glielo facevo notare, ripeteva: “Ah già, professoressa Di Maria, Di Gesù…”. Un po’ distratto, mi tolse dieci anni dal certificato di servizio, quindi risultò che insegnavo già a 14 anni! Troppa grazia San…Salvatore!

Bandiera Rossi

Nello stesso anno, ancora nella stessa città, trovai nel Liceo Classico un Preside vistosamente di sinistra. A differenza della Preside tutta d’un pezzo e perfettina, lui si interessò al mio alloggio e mi sconsigliò il convitto delle suore (“… dovresti rientrare alle 8 di sera!”).

Al primo Collegio, quando era ancora concesso fumare, ebbi un mancamento per aver respirato le nubi tossiche nella sala riunioni. Il Preside, facendomi accomodare nel suo ufficio, mi domandò se fossi incinta e mi offrì una grappa per tirarmi su! Dietro la sua scrivania campeggiava una bandiera Rossi.

Presentat-arm!

Siamo giunti così alla successiva supplenza: “Dov’è finito il Preside?” “Non pervenuto!”. Però ci fece l’onore di apparire agli scrutini finali. In quell’occasione mi consigliò di rimandare a settembre in Educazione Fisica una studentessa poco partecipativa. Era la prima volta che mi capitava: “Agli ordini Generale La Marmora!”.

Çiuri, çiuri…

A fine anni ’80 ebbi la mia prima supplenza in Lombardia. Il Preside del Liceo Scientifico era un po’ razzista e non vedeva di buon occhio le mie origini siciliane. Alla mia rispettosissima richiesta di spostare uno scrutinio perché il primo scrutinio di quel giovedì sarebbe stato alle 9 di mattina e il successivo alle 17 del pomeriggio mi rispose: ”Fatti suoi signorina!”. In effetti erano fatti miei, ma non era proibito essere più educato!

Per arrivare a scuola facevo la pendolare da Milano, prendendo il treno tutte le mattine alle 6:00. Tuttavia, anche se un po’ maleducato, devo ringraziare quel Preside; infatti quel giorno, finita la riunione mattutina, presi il treno per Desenzano e passai la giornata a godermi il sole sul lago di Garda per poi rientrare a scuola e partecipare allo scrutinio successivo delle 17.  Non tutti i mali (o i Presidi…) vengono per nuocere

La congiura dei Pazzi

Nello stesso anno il Preside di un Istituto Magistrale dove completavo l’orario dichiarava a gran voce: “Il giorno libero non è un diritto! E’ un privilegio dato dal Preside, se lo ritiene opportuno!”. Ma qui siamo davvero Pazzi!

Il ghiacciaio del monte Bianco

Nell’anno successivo iniziai a insegnare in una scuola media nelle vicinanze di Milano. Il Preside era un omone alto e grosso che non fece un plissè quando la squadra di rugby della scuola passò alle fasi nazionali. Incoraggiare e valorizzare non era proprio il suo forte!

Come insegnante di sostegno seguivo Pietro, un ragazzino con la sindrome di Down. Lo aiutai a preparare una poesia che avrebbe recitato davanti a tutti durante il saggio di fine anno. Per lui era un obiettivo molto ambizioso e fu uno sforzo infinito, per me e per lui. Come era emozionato Pietro! Quando arrivò il suo momento il Preside sospese l’intervento perché si era fatto tardi e, secondo lui, il ragazzino avrebbe impiegato troppo tempo con la sua esposizione (come dicevamo? ah sì; incoraggiare e valorizzare non era proprio il suo forte!). Quando lo venne a sapere la faccia di Pietro divenne un cencio Bianco.

Addio occhi sorgenti…

A inizio anni ’90 vagavo ancora nell’hinterland milanese e mi trovai nella sezione staccata di un Liceo Scientifico. Niente Preside in loco, ma forse era un privilegio. Un giorno andai nella sede centrale dell’Istituto per parlare con il Preside.
Mi fece accomodare nel suo ufficio e, prima di degnarsi di alzare gli occhi dai documenti che era intento a leggere, mi lasciò circa dieci minuti impalata sull’attenti ad aspettare il sorgere dei suoi occhi. Non mi salutò nemmeno e non considerò la mia richiesta. Mi trattò con denti Aguzzi.

Ufo robot

Nelle scuole civiche di un corso serale trovai un Preside di tipo goliardico. Un giorno venne in palestra e, notato che io e la mia collega ci cambiavamo nello spogliatoio, ci chiese scherzando (mica tanto però…) se poteva partecipare alla nostra lezione e cambiarsi con noi…

Nello stesso anno, in un’altra scuola civica, il Preside giocava a Tetris con il computer del suo ufficio.

Sempre in ambito tecnologico, nel successivo ITIS la Preside mi convocò per chiedermi cos’era un robot giocattolo appena sequestrato a uno studente. Secondo lei, vista la mia giovane età, potevo essere ben informata sulle nuove tecnologie (o forse pensava che anch’io giocassi con i robot?).

Dispari opportunità

Primi anni ’90, sempre dalle parti di Milano. Il Preside non era un acuto osservatore e restò allibito quando a dicembre entrai in maternità. Non si era accorto che ormai ero al settimo mese… Pochi anni dopo il vice-Preside, saputo che quell’anno sarei andata in maternità, mi guardò infastidito e mormorò: ”Ancora???”. Così capii che le Pari Opportunità potevano andare a farsi… Benedictis.

Una vita graffiante

A fine anni ’90 finalmente feci il mio anno di prova in un Liceo Scientifico del bergamasco. La Preside portava capelli alla maschietta, tailleur rosa shocking, labbra rosso fuoco. Una vita dedicata alla scuola!

Un pomeriggio mi vide in corridoio con mia figlia di tre anni per mano e ci guardò con disprezzo. Il giorno seguente mi riprese facendomi notare che avrei dovuto essere più organizzata, visto che avevo scelto di avere sia una famiglia sia un lavoro.
Secondo lei dovevo avere delle priorità… Leggevo fra le righe che avrei dovuto prediligere la scuola. Che tipo! Graffiante come i Gatti.

Desperate Housewives

Arrivò il terzo millennio e finalmente ottenni il trasferimento provvisorio in un ITIS vicino a Milano. La Dirigente (ormai si chiamavano così i Presidi!) era una signora corpulenta e un po’ mascolina. Anche se brusca nei modi celava un animo gentile, un po’ da nonna. Rimasi in quell’Istituto per cinque anni, un ciclo completo del neoarrivato Liceo Scientifico Tecnologico.

In palestra avevo un collega misantropo che nulla voleva avere a che fare con le classi femminili. Chiamava le studentesse “casalinghe frustrate”; quasi quasi mi faceva rimpiangere i tempi delle vecchie graduatorie divise per genere!

Piccone e baffetto, DS perfetto!

La mia scuola successiva fu un Liceo Scientifico. Quando arrivai notai subito che il Preside che mi accolse era una persona elegante, sempre in giacca e cravatta.

Aveva un accento emiliano e due baffetti che lo facevano somigliare a D’Alema. Dietro le spalle nascondeva un piccone, ma non era Jack lo Squartatore! Chi lo avrebbe mai detto che di domenica si dilettava a scalare le montagne?

Baywatch

Quando lo scalatore gentile andò in pensione arrivò una nuova Dirigente, una donna che mise subito il veto agli studenti che volevano venire a scuola in bermuda: ”Niente gambe pelose in vista”. Non posso dire che fosse retrograda, visto che nei primi anni del ‘900 i pantaloni corti erano l’abbigliamento consigliato ai giovani ragazzi; doveva essere solo un suo gusto del tutto personale. Rimase in quella scuola soltanto due anni, poi scelse di essere avvicinata alla sua città di origine; Lazzarona!

Principessa Triste

Altro giro, altra corsa! Ci risiamo un’altra volta! Al Collegio docenti di settembre ecco che si presentò l’ennesimo Preside. Che burbero che appariva! Distaccato, meticoloso, cavilloso; restiamo tutti un po’ in soggezione.  Si capiva subito che era un tecnico e che odiava i ritardatari.

Ricordo che al mio primo scrutinio arrivai con cinque minuti di ritardo e lui mi fece una di quelle girate davanti all’intero Consiglio di Classe che me ne ricordo ancora oggi. Beh, non che io sia una serial-ritardataria, ma dopo quella figuraccia arrivai sempre con almeno 15 minuti di anticipo!

Era un periodo alquanto difficile della mia vita privata ed evidentemente, senza rendermene conto, spesso vagavo per i corridoi della scuola con in volto un’espressione non proprio felice. Un pomeriggio, al termine del mio servizio, incrociai il Preside nell’atrio. Mi fermò con fare gentile e delicato e mi disse: ”Buongiorno professoressa! Mi scusi, ma non vedo molto bene da lontano, però l’ho riconosciuta dal suo incedere da Principessa Triste…”. 

Quella frase mi scrollò di dosso la nebbia che mi avvolgeva; sorrisi e, ricambiando il saluto, proseguii verso l’uscita. Rimasi molto colpita dalla considerazione scaturita da una persona all’apparenza così distaccata che invece aveva colto il mio stato d’animo senza sapere nulla dei miei travagli personali.
Con una sola frase mi fece uscire dall’anonimato in cui mi sentivo rinchiusa. Fu così che la mia prima impressione si frantumò, lasciando il posto all’idea che dietro (ma neanche tanto…) si celava una persona sensibile e attenta, magari solo un po’ riservata ed estremamente educata.

Non ricordo se in quell’anno o nel successivo mi spinse a frequentare un corso di aggiornamento di inglese per poter insegnare in modalità CLIL. All’inizio accolsi l’invito poco convinta, ma poi ho rinnovato l’iscrizione per quattro anni consecutivi, arricchendo lo studio con l’esperienza in famiglia all’estero per tre estati consecutive.

Questo è stato per me quel raro caso di headmaster (dopo il corso di inglese ormai chiamo così i Presidi!) che se lo incontri per le scale la mattina prima di iniziare, ti fa cominciare bene la giornata.

E allora posso dirlo a voce alta: “Non tutti i Presidi vengono per nuocere!”

Avatar di Sconosciuto

Autore: storiediscuola2021

Blog "Storie di scuola"

Lascia un commento