Presidi indimenticabili

di Roberto Ceriani

In mezzo secolo di lavoro nella scuola ho conosciuto un numero enorme di Presidi. Ne ho conosciuti quando ero insegnante e poi ho fatto progetti insieme a loro quando lavoravo all’IRRE Lombardia. In seguito ne ho conosciuti molti facendo io stesso il Preside e poi facendo il valutatore di scuole e di Presidi. Tutto senza contare poi le decine di convegni.

Ma come sono fatti i Presidi? Esattamente come gli insegnanti: anche loro sono di solito competenti e capaci, ma anche fra i Presidi non manca qualche imboscato specialista in fancazzismo. Niente di nuovo sotto il cielo…

Qui racconto alcuni episodi vissuti con vari Presidi, mascherando le storie in modo da non rendere riconoscibili i protagonisti. Per questo sono storie semi-vere.

Teatro a tempo perso

Ero un giovane insegnante e lui era un bravo Preside, serio e incoraggiante. Un giorno scoprii che era anche attore in un importante teatro. Diceva di essere un Preside che recita a tempo perso.

Una sera andai a un suo spettacolo e lo vidi recitare in modo meraviglioso. Era uno dei migliori attori che avessi mai visto recitare.
Il giorno seguente gli dissi “Lei non è un Preside che recita a tempo perso, ma un attore che fa il Preside a tempo perso!”. Mi sorrise e, senza dire una parola, mi portò al bar per offrirmi una birra

Vietato fumare. O no?

Lo conoscevo di fama come un ottimo Preside, molto capace e di grande umanità. L’avevo visto alcune volte di sfuggita, ma non l’avevo mai conosciuto personalmente.

Un giorno, per una breve riunione di lavoro, ebbi l’occasione di entrare nel suo ufficio. Mi accolse gentilmente e subito notai una cosa strana: tutte le finestre erano spalancate! Era pieno inverno e in Presidenza faceva un freddo terribile. Si giustificò dicendo che pativa il caldo quindi…

Tenendo sempre addosso il cappotto, a metà riunione chiesi di andare in bagno e mi indicò i servizi riservati alla Presidenza. Appena entrato in bagno vidi un posacenere pieno di decine di mozziconi di sigaretta. Ecco scoperto il segreto: il Preside fumava di nascosto e apriva le finestre per non far sentire l’odore di fumo! Proprio come i ragazzini! Ma i suoi studenti lo sapevano? Chissà cosa dicevano quando venivano beccati in bagno a fumare…

Signori si nasce (ma qualcuno non lo nacque)

(testo tratto da un post su FaceBook del 14 novembre 2020)

Avevo partecipato al concorso per ricercatori didattici IRRSAE/IRRE Lombardia su suggerimento di una collega che mi aveva segnalato il bando su una fotocopia illeggibile trovata su una sedia in aula insegnanti. A mia insaputa partecipò allo stesso concorso anche il mio Preside di allora, che però non lo superò.

Non essendo esattamente un gran signore, piuttosto arrabbiato il Preside mi convocò in Presidenza per dirmi che lui conosceva bene i membri della Commissione Esaminatrice e sapeva che non capivano nulla. Io, che neanche sapevo esistesse una Commissione, ho così appreso che la graduatoria era stata pubblicata e che il mio nome era il primo nell’elenco.
Grazie Preside per l’informazione…

Aborto 1

Non occorrono indagini scientifiche per sapere che gli studenti vanno a scuola con il loro corpo. Corpo come quello di chiunque. Corpo che a volte crea problemi.

Era stata approvata da poco la Legge sul diritto di aborto. Una studentessa incinta si rivolse al Giudice Tutelare per abortire. Qualcuno l’aveva informata che l’art. 12 della Legge 194 prevede questo caso per le minorenni, che così possono abortire senza farlo sapere ai genitori.

Un’insegnante di CL venne a saperlo. A dispetto della privacy, prontamente diffuse la voce fra i colleghi ciellini e insieme si rivolsero al Preside per evitare questo “delitto”. Mr. Ponzio Pilato non prese posizione, ma convocò i genitori della ragazza perché “c’erano state varie assenze”. Durante il colloquio fece emergere un sospetto e, piano piano, la verità venne a galla.

I docenti ciellini parlarono con i genitori e tutti insieme fecero pressione sulla ragazza fino a quando l’aborto venne evitato. Gli insegnanti ciellini festeggiarono la notizia in aula insegnanti esclamando a voce alta “Ha vinto la vita!”.

Dopo pochi mesi la ragazza abbandonò la scuola. In seguito si separò dal padre di suo figlio e, per mantenere sé stessa e il figlio, iniziò a lavorare facendo le pulizie nelle case.  
Non so se puliva anche le case dei docenti ciellini…

Aborto 2

In anni recenti una ragazza minorenne andò dal Preside “Domani abortirò con l’autorizzazione del Giudice. Non voglio che i miei genitori lo sappiano, ma domani sarò assente e a loro arriverà l’SMS automatico mandato dal Registro Elettronico. Le chiedo di evitarlo”.

Il Preside, che aveva mille difetti ma almeno non si chiamava Ponzio Pilato, cercò inutilmente di contattare il Giudice, senza però riuscirci. Come fare?

Il giorno seguente un misterioso e inspiegabile guasto ai servizi informatici della scuola impedì la trasmissione di tutti gli SMS alle famiglie dei ragazzi assenti. Il giorno successivo, come per miracolo, il servizio informatico riprese a funzionare. I tecnici non hanno mai capito la causa di quel misterioso guasto.

Questa volta “non vinse la vita”, ma almeno la ragazza finì il Liceo e in seguito si iscrisse a Medicina. Forse un giorno, come Dottoressa, farà vincere la vita in un altro modo…

Non conosco nessuno…

Era un Preside appena arrivato a Milano. Un suo insegnante doveva mandare in Provveditorato la richiesta di partecipare a un convegno o qualche cosa di simile, quindi andò in Presidenza per fare firmare la domanda.

Il Preside accolse l’insegnante gentilmente, ma si rifiutò di firmare la richiesta dicendo che “era appena arrivato in città e non conosceva nessuno in Provveditorato”. Il povero docente spiegò che non occorreva conoscere nessuno; si trattava solo di spedire una lettera firmata.

Il Preside si mostrò molto dubbioso e chiese se a Milano è possibile mandare una lettera a un destinatario che non si conosce personalmente. Dopo un po’ di trattativa si convinse a firmare e la segreteria inviò la lettera che arrivò regolarmente e la richiesta contenuta fu accettata. Forse il Preside doveva ancora capire la differenza fra Provveditorato e Babbo Natale…

Camionisti focosi

Lei era una brava Preside, puntigliosa e determinata. Un po’ autoritaria, pretendeva sempre di tenere tutto sotto il suo controllo. Era molto orgogliosa del suo ruolo e ne aveva ottime ragioni: la sua scuola funzionava benissimo e gran parte del merito era suo.

Un giorno ricevette la telefonata di un genitore che chiedeva l’autorizzazione per fare uscire anticipatamente la figlia per una visita medica urgente. Accordato il permesso aveva continuato il suo lavoro.

Nei giorni seguenti l’episodio si ripeté con un’altra ragazza. Poi, sempre avendo le due stesse ragazze come protagoniste, ricevette altre telefonate simili e sempre fece uscire le diciasettenni.

Dopo un po’ di settimane la Preside ebbe qualche dubbio e attivò alcune verifiche. Non le fu difficile scoprire che, più che Preside, il suo ruolo era diventato quello di tenutaria di una casa d’appuntamenti. Infatti le due povere ragazze erano finite in un giro di prostituzione minorile e i clienti erano camionisti in sosta a un Autogrill lungo la Tangenziale.

Dopo essersi ripresa dallo shock, la Preside coinvolse la Polizia e i servizi sociali, senza dimenticare di fare una circolare per i genitori, con cui proibiva i permessi d’uscita in base a semplici telefonate…

Piccoli episodi di grandi Presidi

(testo tratto da un post su FaceBook del 6 novembre 2020)

Per vari anni ho insegnato “Matematica e Fisica” in vari Licei Scientifici milanesi. Molti Licei erano ancora senza nome: si chiamavano il VI, il VII… fino al XIV (praticamente erano come i nomi dei Papi).

Di quegli anni sono ancora in debito personale e professionale con due grandi Presidi che mi hanno insegnato la passione per la scuola: Giorgio Levis e Romeo Brambilla.

Molti consideravano Levis un pazzo, ma quel bravissimo pazzo mi ha insegnato la passione per l’innovazione didattica e ha dato grandi spinte alla mia formazione professionale.

Non era molto diplomatico; anzi era piuttosto burbero. Indimenticabili quelle volte che in corridoio si incazzava con un insegnante o con uno studente: i vetri della scuola tremavano e tutti scappavano nelle aule temendo lo scatenarsi di un conflitto a fuoco!

Da Brambilla ho imparato l’attenzione agli studenti e alle loro fragilità. Era ancora più burbero di Levis, ma quanta sensibilità nascondeva dietro quella folta barba!

A quei tempi a scuola si fumava senza neanche il bisogno di nascondersi; molti insegnanti fumavano persino in aula. Nonostante l’enorme pancia, Brambilla correva nei corridoi per raggiungere gli studenti che fumavano.

Con il suo vocione tenebroso urlava dicendo che il fumo faceva male e loro dovevano spegnere la sigaretta. Urlava tutto sudato, avvolto dal fumo puzzolente del suo sigaro toscano perennemente acceso…

Le mie prime supplenze

di Roberto Ceriani

(testo tratto da un post su FaceBook del 5/11/20)

Le linee celeri dell’Adda (oggi metro M2)

Uscito nel 1969 dall’ITIS Feltrinelli di Milano come Perito Elettrotecnico, mi ero iscritto a Fisica a Milano. Dopo un paio di mesi lavoravo in fabbrica come disegnatore di impianti elettrici. Ero orgoglioso di aver progettato l’illuminazione della sala comandi dell’impianto petrolchimico di Gela, ma poi il petrolchimico è fallito (che siano rimasti al buio?).

La prima supplenza non si scorda mai

Lavoravo frequentando l’Università un po’ sì e un po’ no. Dopo un anno non reggevo più il ritmo di studente-lavoratore, oltretutto condito con intense attività politiche e studio serale di inglese e russo. Ho allora cercato supplenze nelle scuole.

A quel tempo c’era una tale penuria di insegnanti che, anche se ero solo uno studente al secondo anno di Fisica, mi hanno assegnato la prima supplenza il 5 novembre 1970, (il 4 novembre era festa nazionale per ricordare la prima vittoria dopo le guerre puniche).

Insegnavo Elettrotecnica al Professionale Cesare Correnti di Milano, nella sede staccata di Gorgonzola, sul canale Molgora, dove “La ghéra nà scighera che la se pùdea tajà cűnt el curtéll” (Per i non milanesi: “C’era una tale nebbia che si poteva tagliarla con il coltello”).

Uscivo di casa alle 6 per raggiungere la scuola con il leggendario trenino giallo delle Linee Celeri dell’Adda (oggi metro linea 2). Giocando con l’orario scolastico riuscivo a frequentare un po’ l’Università e guadagnare le 130.000 lire al mese che mi permettevano di vivere e pagare gli studi.

Quando portavo gli studenti a visitare una centrale elettrica (sull’Adda ci sono stupende centrali idroelettriche di inizio ‘900), l’ENEL chiedeva l’autorizzazione scritta dei genitori degli studenti perché erano minorenni. Io nascondevo la mia età perché ero minorenne anch’io! Avevo 20 anni e a quel tempo si diventava maggiorenni a 21.

Le supplenze sono come le ciliegie: una tira l’altra

Insegnare mi piaceva, così ho continuato a farlo per tutti gli anni successivi di Università, tranne i 13 mesi in divisa da soldato semplice. Ho fatto poche supplenze nelle scuole medie; ne ho fatte invece molte negli ITIS e nei Professionali.

Insegnavo Matematica, Fisica ed Elettrotecnica. Ho persino insegnato (si fa per dire…) “Disegno di Costruzioni Meccaniche” nei corsi serali di un ITIS, frequentati da lavoratori che di giorno usavano il disegno meccanico e di sera lo spiegavano a me…

La tentazione da insider trader

Agli esami di settembre mi pagavano le “propine esame”. Era un misterioso regalo (in spagnolo propina significa mancia) di circa 70 lire per ogni studente esaminato. Un anziano segretario mi spiegò che dagli anni ‘30 le propine erano una speciale indennità per le spese di risuolatura delle scarpe dovute al percorso a piedi per raggiungere la scuola sede d’esame. Ammetto di avere avuto la tentazione di rimandare a settembre una decina di studenti e guadagnare così 700 lire, ma ho resistito alla tentazione, anche perché mi sarei rovinato troppe scarpe…

Vita da supplente negli anni ‘70

di Roberto Ceriani

(testo tratto da un post su FaceBook del 6/11/20)

Facendo supplenze nella scuola, frequentavo l’Università un po’ di giorno e un po’ nei corsi serali (esistevano veramente!).
Dopo la naja mi sono laureato nel 1975. Mi ero presentato alla commissione di Tesi con in dote una modesta media di 102 punti scarsi, quindi non ho mai capito da quale cappello sia uscito il 110 e lode.
Forse si sono confusi con lo studente che mi aveva preceduto…

Sex and school and rock and roll

Finalmente, da laureato, potevo aspirare a supplenze più facili da ottenere. La prima che trovai fu in un ITC linguistico di sole studentesse.

Avevo nove classi. Erano circa 260 ragazze di 16-19 anni. In quella scuola c’erano solo professoresse, segretarie, bidelle e la Preside. Unici maschi eravamo io e il prete. Avevo 25 anni e ammetto di avere avuto qualche difficoltà relazionale, ma posso giurare sulla mia castità. Su quella del prete invece non ho informazioni attendibili.

Insegnando si impara

Seguirono poi due anni di supplenza di “Matematica e Fisica” all’Ottavo Liceo Scientifico di Milano (oggi Liceo Bottoni). Fu una svolta nella mia vita per due motivi.

Infatti in quella scuola:
– ho conosciuto la giovane supplente che insegnava nel corso a fianco al mio e l’ho felicemente sposata
– ho maturato un’esperienza professionale-sindacale che mi è rimasta per sempre come un imprinting indelebile

In quel Liceo del centro di Milano c’era un forte gruppo di insegnanti politicamente di sinistra. Persone di alto livello culturale e professionale che oggi classificherei come tipica media borghesia progressista milanese.

Quella scuola era una fucina di idee e di progetti. Questi ottimi colleghi mi hanno “adottato” e fatto crescere professionalmente e politicamente. A loro devo molto e li ringrazio ancora oggi.

Quando oggi sento dire che “…una volta a scuola si insegnava, mica si facevano progetti!”, penso a quanti progetti invece ho fatto in quei due anni indimenticabili. E’ vero, non si chiamavano ancora progetti e non erano pagati, ma erano veri progetti di didattica sperimentale, spesso molto avanzati.
Per esempio, durante la crisi energetica dedicavo vari mesi ad attività didattiche multidisciplinari sull’energia, coinvolgendo gli insegnanti di altre discipline. Oggi è una cosa banale; allora non era banale.