L’albero delle monete

di Rosaria Tricomi

Al giungere della primavera il giardino della scuola in cui insegnavo si animava per un’attività molto amata dagli scolari: la piantumazione di tanti piccoli alberelli.
Era un progetto ideato dalla Dirigente scolastica al quale alcuni insegnanti aderivano con interesse, mentre altri pensavano che fosse solo tempo tolto alle attività curricolari.


Per me era un’attività importante; i miei alunni attendevano con ansia quel giorno. Alla data stabilita ad alcuni bambini, estratti a sorte, venivano consegnati dei piccoli alberelli e così via… in giardino.

L’anziano custode della scuola aveva già predisposto delle piccole buche in cui ogni bambino, armato di piantina e badile, collocava il proprio alberello.
Non esistevano ancora i cellulari e la Dirigente scattava alcune foto con la sua macchina fotografica.

Per me era motivante osservare i miei alunni e condividere la loro gioia e a volte anche qualche arrabbiatura. Ascoltavo le concitate esposizioni, coglievo dalle loro espressioni sensazioni, emozioni, pensieri e tutto questo valeva molto più della solita lezione.

Insegnare è sempre stato molto importante per me perché non ero solo io che trasmettevo, guidavo, conducevo, ma erano anche i bambini che allargavano la mia mente e arricchivano il mio cuore; mi aiutavano a comprendere che ognuno di noi è utile per qualcosa, ha un fine, uno scopo, anche se non ce ne rendiamo conto.

Un anno, durante il momento della piantumazione, a un bambino capitò una pianticella diversa: il suo viso evidenziava delusione!

Avrebbe voluto il solito alberello. Si mise a piangere mentre i compagni lo prendevano in giro. Subito intervenni e riportai una situazione di calma e rispetto. Spiegai al mio alunno che la sua piccola piantina sarebbe diventata bellissima e luminosa, più di tutte le altre. Mi guardò quasi a chiedermi conferma di quello che gli stavo dicendo. Lo rassicurai dicendogli che ne ero certa (avevo letto il nome della pianticella). Si mise a ridere.

Ogni volta che li portavo in giardino la prima cosa che notavo era la corsa del mio alunno per andare a controllare la sua piantina. Un giorno lo vidi arrivare di corsa e, agitato, mi chiese di andare a vedere la sua piantina, chiaramente con al seguito tutta la classe.

L’avevo già notata da diversi giorni: era una Forsizia bellissima! Il mio alunno la guardava incredulo ed emozionato! Mi venne vicino e abbracciandomi mi disse: ”Maestra avevi proprio ragione. La mia pianta è bellissima, è la più luminosa di tutto il giardino. Grazie”.

I compagni in silenzio osservavano quella splendida pianta confrontandola con le altre piante e notavo che le loro espressioni confermavano quanto detto dal compagno ed erano tutti stretti intorno a lui.

Tornati in classe chiesi se qualcuno voleva condividere qualcosa su quella scoperta: quasi tutti espressero il loro pensiero tranne il bambino a cui era capitata quella piantina.
Dopo l’intervallo il bambino mi si avvicinò dicendomi che aveva scritto qualcosa sulla sua piantina e mi consegnò un foglio piegato con su scritto: ”Grazie maestra!… La mia pianta è stupenda e l’ho chiamata l’albero delle monete perché i suoi fiori mi ricordano tante monetine. Penso che porterà fortuna a me e alla mia famiglia. Avevi proprio ragione maestra Rosaria non era una pianta qualsiasi ma quasi un gioiello prezioso. Grazie!”

Quel bambino, molto intelligente, a distanza di anni completò a pieni voti la sua carriera scolastica. Oggi è uno stimatissimo agronomo.
Ogni tanto mi manda qualche messaggio, questo è l’ultimo; “… non dimentico chi mi ha fatto stupire! Chi mi ha fatto muovere verso il mio futuro. Ancora grazie! Un abbraccio”.

Stimolare la fiducia porta a traguardi positivi!