Un bambino degli anni ‘50

di Giacinto Aversa

In un uggioso ottobre 1960, dopo un viaggio in treno di quattordici ore, un bambino nato nel 1950 finalmente arrivò di mattina alla grande città conosciuta solo nei suoi sogni: Milano, la grande capitale dell’industria italiana.
Quel bambino ero io. Venivo da Torre del Greco, vicino a Napoli, con la mia famiglia di emigranti.

Milano anni ’60. Immigrati alla Stazione Centrale

Come gli attuali migranti che arrivano da ogni angolo del pianeta, i miei genitori lasciavano un passato di miseria in cerca di un futuro migliore.
Avevano tre figli; oltre a me dovevano dare da mangiare anche a due sorelle minori.



Il mio futuro immediato era già scritto: dovevo assolvere in fretta l’obbligo scolastico, che a quel tempo era costituito da otto anni di studio, per poi cercare un lavoro che mi permettesse di aiutare la famiglia. Ero fresco di licenza di scuola elementare, quindi mi mancavano ancora tre anni di studio.

Torre del Greco 1955. L’asilo infantile

Non c’era ancora la Scuola Media Unica.
Dopo le Elementari bisognava “scegliere”: chi era destinato a frequentare le Superiori si iscriveva alla Scuola Media, chi invece “sceglieva” di andare a lavorare a 14 anni si iscriveva all’Avviamento Professionale.

1962. Nasce la Scuola Media Unica

Dopo i primi giorni di spaesamento i miei genitori “scelsero” di iscrivermi all’Avviamento Professionale all’Istituto Industriale Statale “Settembrini”, nel quartiere milanese di Greco.
La scuola si trovava a circa un chilometro dal nostro alloggio di fortuna, la nuova casa (provvisoria) presso un’amica di mia madre.

Avviamento “Settembrini”; laboratorio di Aggiustaggio meccanico

L’Avviamento aveva in gran parte le stesse materie di studio della Media, tranne il Latino.
Poiché lo scopo del percorso di istruzione era preparare bravi operai o artigiani, erano previste moltissime ore di laboratorio.
Questo comportava otto ore di frequenza giornaliera e quattro ore al sabato mattina. Erano previsti corsi di Falegnameria, di Aggiustaggio meccanico (usare la lima), Torneria e macchine utensili, Chimica e tecnologie. Era prevista anche un’ora settimanale di canto corale, una di lingua straniera (che per me fu il francese) e un’ora di religione cattolica.

Credo che l’Avviamento sia stata un’ottima scuola per me, il giusto equilibrio fra pratica e cultura di base. Conclusi il percorso scolastico con un buon vuoto quindi decisi, in accordo con i miei genitori, di non interrompere gli studi e mi iscrissi a un Istituto Tecnico Industriale.
La mia prima scelta fu per un indirizzo diverso da quello che poi mi vide diplomato; frequentai il primo biennio presso l’ITIS Molinari di Città Studi.

ITIS Molinari. Anno scolastico 1965/66

Era una scuola dalla reputazione molto severa in cui era privilegiato lo studio della Chimica con i relativi laboratori. Tuttavia mi accorsi presto che la chimica non era la mia vera aspirazione e che non faceva per me!



Ritornai quindi ai miei interessi iniziali: l’Elettrotecnica e le sue applicazioni.
La materia mi piaceva fin da ragazzino, quando sapevo realizzare circuiti per accendere e spegnere le lampadine o far marciare il trenino elettrico.
Decisi pertanto di iscrivermi al terzo anno di Elettrotecnica presso l’ITIS Feltrinelli in piazza Tito Lucrezio Caro.

1967: la Prof.ssa Crespi interroga Giacinto in Italiano,
ma chi sarà quel compagno visto di schiena?

Questa fu l’esperienza più formativa della mia vita, sia per le discipline, sia per le alte qualità professionali degli insegnanti. Presso quella scuola ho ricevuto una preparazione culturale e umana, oltre che tecnica, veramente superlativa.

Non dimenticherò mai gli insegnanti che mi hanno donato un patrimonio di conoscenza; a loro sono ancora grato. La professoressa di Italiano e storia, Giuseppina Crespi, il professore di Elettrotecnica e misure elettriche, Ing. Antonio Pacinotti, erano sicuramente tra i migliori.

Mi diplomai come Perito Industriale Capotecnico specializzato in elettrotecnica nel fatidico anno scolastico 1968/69, agli albori della stagione del Sessantotto.

Milano ITIS Feltrinelli.
Il leggendario professor Pacinotti in gita scolastica

Avevo urgenza di trovare un lavoro per dare sollievo economico alla mia famiglia. Non fu difficile; erano altri tempi! Nel volgere di un paio di mesi ebbi da vagliare ben cinque proposte di lavoro e scelsi quella che mi parve più interessante.


Al tempo stesso decisi di iscrivermi, con altri amici e compagni di classe, alla Facoltà di Fisica dell’Università Statale di Milano. Eravamo tutti stimolati dalle lezioni affascinanti del Prof. Pacinotti, che era stato capace di suscitare in noi la curiosità e l’interesse per la Fisica.
Oltretutto, con il mio sia pur modesto 43/sessantesimi ottenuto alla Maturità, avrei evitato di pagare interamente le tasse universitarie.

Iniziai a lavorare presso un’azienda costruttrice di apparecchiature pneumatiche per l’automazione industriale. L’azienda mi offriva, previo l’affiancamento con un ingegnere tecnico esperto, un lavoro di progettazione e sviluppo di sistemi di processo e macchine di varia natura. Lavoravo sulla progettazione di nuovi impianti e sulla manutenzione di quelli esistenti presso la clientela, soprattutto italiana ma anche internazionale.

Automazione industriale

Ovviamente mi era impossibile la frequenza alle lezioni universitarie diurne, quindi dovevo adattarmi ai corsi serali tenuti dagli assistenti universitari. Mi era d’aiuto anche mantenere un utile contatto con gli altri compagni di corso.

Quale migliore occasione per la mia maturazione professionale!
La concomitanza dello studio dell’algebra booleana all’Università e la necessità di metterla in pratica sul lavoro erano per me una cosa entusiasmante.

Nel frattempo avevo già da tempo stretto un rapporto più che amichevole con la donna che diventerà la mia futura moglie. Con un impegno davvero notevole, dopo oltre un anno di lavoro riuscii a dare solo due esami: Analisi matematica-1 (24) e Fisica-1 (26).

Purtroppo però il lavoro mi impegnava tantissimo. Dovetti trasferirmi per due mesi a Torino, tornando a casa solo nel fine settimana. Lo studio assorbiva tutto il mio tempo libero e a un certo punto non riuscivo più a reggere il ritmo.

Dopo due anni di rinvio del servizio militare decisi di interrompere gli studi per partire soldato. Mi spiacque molto, ma a quel punto le alternative erano poche. Con molta sofferenza si concludeva così la mia esperienza scolastica.

Nel 1981, in seguito allo stato di crisi dell’azienda dove lavoravo, e forte della vasta esperienza maturata, iniziai un’attività economica in proprio.

Questa attività è ancora in essere e attualmente è diretta da mio figlio, ingegnere informatico.
Quel bambino degli anni ’50 adesso passa il testimone a un’altra generazione.
La scuola è stata la protagonista silenziosa della crescita di almeno tre generazioni.
In qualche modo ancora oggi la storia continua…