I gessetti si mangiano?

di Claudia Pisati

Ah, quell’anno! Con quelle ragazze, ne avevamo fatte di tutti i colori! Gite, scambi culturali… E poi, come dimenticare l’assistente linguistico super hot che veniva proprio da Londra! Era un bel ragazzo, gentile e carino, e parlava un inglese perfetto… cosa volete di più?

Quelle ragazze non mi hanno mai voluto così bene come quell’anno. O forse volevano bene a lui? Pendevano tutte dalle sue labbra. Perché lui era la lingua vera, altro che i miei paradigmi dei verbi irregolari! Abbiamo imparato tanto con lui…

Qualche anno dopo avevo riproposto la stessa cosa a Corsico, ma ci hanno mandato una ragazza turca. Era carina, dolce e con tanta buona volontà, ma la lingua era un’altra cosa! Però a fine anno abbiamo fatto una bella festa multiculturale e anche questa ha avuto il suo perché.

Una Prof golosa

Ma torniamo alle storie vissute in classe. Non sono capace di fare sempre le stesse cose; mi annoio da morire, quindi mi ero inventata la storia dei gessetti.

Il tutto iniziò con una breve vacanza nel comune di Moggio, un piccolo paese sulle montagne lecchesi. Girando per il mercato la mia attenzione cadde sulle caramelle a forma di gessetto!
Sono un’insegnante e sono golosa; quelle caramelle “didattiche” sembravano fatte apposta per me! Potevo evitare di comperarle?

Le caramelle-gessetto

Inutile a dirsi che ne presi un sacchetto per me ma, per evitare i sensi di colpa sempre in agguato, ne presi anche un sacchetto da portare ai miei studenti.

 

Il piano segreto

Tornata a scuola mi venne un’idea: usare quelle caramelle per fare un bello scherzo agli studenti! Fu così che presi da parte Luca, un ragazzo bricconcello ma sveglio, e gli spiegai il gioco: “Io ti chiamo alla lavagna, ti assegno il gessetto-caramella, ti faccio una domanda e tu fingi di non conoscere la risposta. A quel punto io mi arrabbio e ti ordino di mangiare il gessetto come punizione!”

Beh, lo ammetto: a volte ero severa con i ragazzi, ma non esageriamo! Crudele fino a questo punto proprio no!
Era uno scherzo talmente assurdo che io stessa dubitavo che i ragazzi ci sarebbero cascati.
Comunque io e Luca mettemmo in scena il nostro piano segreto: domanda, risposta errata, arrabbiatura, punizione

A questo punto Luca eseguì la mia richiesta e a testa bassa si infilò in bocca il gessetto-caramella. Mentre Luca masticava, in classe regnava un silenzio di tomba. Tutti si guardavano allibiti senza dire una sola parola; erano per metà curiosi e per metà spaventati.

Dopo aver ingoiato la caramella-gessetto, Luca si girò verso di me e disse: ”Buono! Prof, me ne dà un altro? It’s a candy!”.
Tutti capirono lo scherzo e la classe tirò un sospiro di sollievo.

Fu così che partì il concorso Gessetto-Premio. Quando qualcuno rispondeva bene a una domanda difficile arrivava come premio un gessetto da mangiare! Dovevate vederli! Facevano a gara: “Prof, il gessetto!?!” Non immaginatevi mille gessetti al giorno, ma erano lo stesso felici e motivati! Credo che se lo ricordino ancora…

Spettacolo in trasferta

In seguito, da Preside, ho portato anche a Corsico i meravigliosi gessetti per i golosi. In quella scuola però li portavo per i docenti. Ovviamente, quando poi cambiai sede, i gessetti mi seguirono anche al Severi Correnti.

Cabiadini di Moggio

Lì forse ho fatto una gaffe quella volta che, entrando tutta allegra in uno scrutinio degli odontotecnici, portai il mio bel sacchetto di caramelle!!!
Che figuraccia! Dare le caramelle proprio a loro che insegnavano a pensare costantemente alla salute dei denti! Per fortuna nessuno è perfetto e anche loro cedettero alla tentazione! Dovevate vedere quanto le hanno gradite, anzi alla fine le pretendevano!!!

Mary Poppins

Per ultimi sono poi arrivati i cabiadini, biscotti sempre di Moggio. Anche lì grandi feste! Ormai era una malattia contagiosa: le insegnanti portavano ciliegie, scorze di pompelmo candite, dolcetti fatti da loro… io portavo biscotti e caramelle. La scuola sembrava diventata una succursale della pasticceria!

supercalifragilistichespiralidoso

Ma perché, direte voi? Perché un consiglio di classe addolcito è più disponibile, si lavora meglio! E poi sono quelle attenzioni alle quali non siamo abituati e che fanno bene a tutti.

In presidenza c’era sempre la scatola con le caramelle. Ve la ricordate Mary Poppins? “Basta un poco di zucchero e la pillola va giù!”. Va bene, io sono golosa, ma ho capito che se tratto bene gli altri sto meglio anch’io.