Nota della redazione:
Questa storia fa parte di un gruppo di tre storie (Reverie, La strana maestra, Vita dura), con cui l’autrice rivede la sua storia scolastica dall’infanzia in poi. Le tre storie sono seguite da una riflessione professionale (Lavorare come psicologa nelle scuole) con cui l’autrice, da Psicologa, riflette sulle storie presentate e sul significato che hanno poi avuto nella sua vita personale e professionale.
Anche successivamente usufruii dei benefici di quell’esplosione creativa: alle medie l’educazione artistica era una delle mie materie preferite, insieme a quelle umanistiche.
Non ero una secchiona ma studiare mi piaceva e mi riusciva facile (o forse era il contrario) e i risultati erano buoni.

Ricordo che ci fu un momento di particolare gratificazione quando, forse in seconda media, alcuni dei miei insegnanti lodarono le mie qualità nella pittura a tempera (complice anche il fatto di avere un padre molto bravo a disegnare), nella scultura, in quelle che si chiamavano attività manuali e pratiche, oltre che nei temi.

Questo non toglie che una volta mi sentii particolarmente umiliata dalla professoressa di lettere che mi rimproverò per non avere studiato “L’Infinito” di Leopardi dandomi della pigra! Mi misi anche a piangere. Nonostante quella mia “pigrizia”… (in realtà mi piaceva molto anche giocare con gli amici), uscii dalle medie con Ottimo.
Poiché ero particolarmente capace nei temi, un giorno l’insegnante di Lettere mi propose di partecipare a un concorso per una borsa di studio. Si trattava proprio di fare un tema. Lì per lì fui perplessa e risposi ingenuamente che io non avevo bisogno di una borsa di studio perché i miei genitori non erano poveri. Ma l’insegnante disse che certamente non erano ricchi e quindi mi suggerì di cogliere questa opportunità.
Beh, anche questo mi servì per consolidare la mia autostima scolastica perché inaspettatamente quella borsa di studio la vinsi davvero.

Quest’esperienza mi ha fatto capire nel tempo l’importanza della gratificazione, una soddisfazione che non sentii mai più nella mia vita, soprattutto nella scuola professionale. Non capii mai il perché di questa mancanza di soddisfazione, dato che anche lì i risultati scolastici furono ottimi.
Questo però non fece crollare la mia motivazione allo studio e quando cominciai a lavorare, a 17 anni, continuai a studiare alle scuole serali e successivamente mi iscrissi all’Università.