Vita da supplente negli anni ‘70

di Roberto Ceriani

(testo tratto da un post su FaceBook del 6/11/20)

Facendo supplenze nella scuola, frequentavo l’Università un po’ di giorno e un po’ nei corsi serali (esistevano veramente!).
Dopo la naja mi sono laureato nel 1975. Mi ero presentato alla commissione di Tesi con in dote una modesta media di 102 punti scarsi, quindi non ho mai capito da quale cappello sia uscito il 110 e lode.
Forse si sono confusi con lo studente che mi aveva preceduto…

Sex and school and rock and roll

Finalmente, da laureato, potevo aspirare a supplenze più facili da ottenere. La prima che trovai fu in un ITC linguistico di sole studentesse.

Avevo nove classi. Erano circa 260 ragazze di 16-19 anni. In quella scuola c’erano solo professoresse, segretarie, bidelle e la Preside. Unici maschi eravamo io e il prete. Avevo 25 anni e ammetto di avere avuto qualche difficoltà relazionale, ma posso giurare sulla mia castità. Su quella del prete invece non ho informazioni attendibili.

Insegnando si impara

Seguirono poi due anni di supplenza di “Matematica e Fisica” all’Ottavo Liceo Scientifico di Milano (oggi Liceo Bottoni). Fu una svolta nella mia vita per due motivi.

Infatti in quella scuola:
– ho conosciuto la giovane supplente che insegnava nel corso a fianco al mio e l’ho felicemente sposata
– ho maturato un’esperienza professionale-sindacale che mi è rimasta per sempre come un imprinting indelebile

In quel Liceo del centro di Milano c’era un forte gruppo di insegnanti politicamente di sinistra. Persone di alto livello culturale e professionale che oggi classificherei come tipica media borghesia progressista milanese.

Quella scuola era una fucina di idee e di progetti. Questi ottimi colleghi mi hanno “adottato” e fatto crescere professionalmente e politicamente. A loro devo molto e li ringrazio ancora oggi.

Quando oggi sento dire che “…una volta a scuola si insegnava, mica si facevano progetti!”, penso a quanti progetti invece ho fatto in quei due anni indimenticabili. E’ vero, non si chiamavano ancora progetti e non erano pagati, ma erano veri progetti di didattica sperimentale, spesso molto avanzati.
Per esempio, durante la crisi energetica dedicavo vari mesi ad attività didattiche multidisciplinari sull’energia, coinvolgendo gli insegnanti di altre discipline. Oggi è una cosa banale; allora non era banale.